Battaglia per l’indipendenza in sedia a rotelle
Il MO.V.I., Movimento per la Vita indiIendente dei soggetti diversamente abili, è una delle più “giovani” associazioni di Termoli. Tra gli obiettivi anche la creazione di una spiaggia a misura di portatori di handicap e un servizio taxi
di Chiara Maraviglia
“MO.V.I.”: già di per sé il nome fa pensare al movimento come azione costante, contro la staticità, come propulsione e stimolo contro l’inerzia e l’indifferenza. Movimento come sinonimo di libertà. L’acronimo indica la voglia di fare, e soprattutto il desiderio di uscire allo scoperto e di diventare il più possibile autonomi e di rimuovere gli ostacoli. L’associazione si propone infatti di tutelare i diritti dei portatori di handicap, una realtà molto recente, costituita ufficialmente a Termoli lo scorso 25 febbraio, dalla volontà del suo presidente e fondatore, Domenico Costantino. «Il movimento si è costituito privatamente nel mese di ottobre del 2004, poi è sorta l’associazione. Al momento conta 15 iscritti, e stiamo cercando di espanderci sempre più. Lo scopo della Onlus è quello di fare in modo che i disabili abbiano una vita normale a tutti gli effetti», spiega il presidente Domenico Costantino.
La solidarietà sociale è uno dei massimi obiettivi del Movi, associazione di volontariato figlia della legge 266 del 1991, sensibile alla filosofia del movimento internazionale per la vita indipendente e a Enil, denominazione che sta per “European Network on Independent Living”, la Rete Europea per la Vita Indipendente, nata a Strasburgo nel 1989.
La vita indipendente è un valore. Un concetto che implica il poter vivere come chiunque altro: avere la possibilità di prendere decisioni riguardanti la propria vita e la capacità di svolgere attività di propria scelta. Vuol dire affrontare tutte le questioni legate alle persone con handicap, secondo la particolare filosofia della “libertà nonostante la disabilità”. Significa esercitare il diritto e l’opportunità di perseguire una linea di azione, con la facoltà di sbagliare e di imparare dagli errori, esattamente come i non disabili.
L’associazione si ispira quindi ai principi del movimento che ora è diffuso in tutto il mondo e che è nato esattamente negli anni ’60, quando alcuni studenti dell’università di Berkeley, in California, a causa delle loro gravissime disabilità, venivano alloggiati nell’ospedale del campus universitario, seppur in un’ala separata dell’edificio e con possibilità di rapportarsi al l’ambiente studentesco circostante. Furono proprio i collegamenti con il fervido e poliedrico universo del movimento per i diritti civili di quegli anni legato alle maggiori università statunitensi a far maturare in quegli studenti la determinazione a non vivere più in ospedale. Queste nuove idee spinsero molte persone a intraprendere una vita attiva e partecipata. Si cominciarono a colmare le lacune nell’organizzazione dei servizi, furono messi a punto piani per educare la collettività e per influenzare i responsabili a tutti i livelli, affinché cambiassero i regolamenti e introducessero una legislazione migliore.
Da allora si iniziò a capire che spettava alle persone con disabilità determinare quali tipi di prestazioni fossero essenziali per la loro vita, e a dirigerne l’erogazione. Il primo nucleo operativo fu istituito nel 1972, a Berkeley, seguito da altri a Boston e Houston. Dopo una efficace azione legale, nel 1978 fu approvata negli Usa una legge federale che stanziava fondi per istituire i Centri per la Vita Indipendente. In America sono ormai oltre 200, in tutti gli Stati.
E così anche a Termoli è sorta l’associazione onlus, che ha sede in via Po, al numero civico 39. Una voce importante a favore delle persone svantaggiate, in situazioni di disabilità grave, nonché uno strumento di solidarietà intellettiva e relazionale nel campo dell’assistenza sanitaria, della ricerca scientifica, della formazione, dell’istruzione, del lavoro, della cultura e della tutela dei diritti civili, affinché a queste persone sia garantito il diritto inalienabile a una vita libera tutelata. Un monito ad adoperarsi affinché tale solidarietà miri a realizzare per i disabili una partecipazione attiva alla vita sociale e politica, nel modo più indipendente possibile nel rispetto della propria dignità.
Il Movi intende inoltre operare affinché l’assistente sociale e l’assistenza alla persona, a favore dei singoli disabili, si traducano in realtà. La Onlus si fonda sulla convinzione che, chiave di volta per una reale vita indipendente dei soggetti non autosufficienti, è la disponibilità per gli stessi di giovarsi dell’assistenza di una o più persone, scelte liberamente e gestite direttamente. «Dobbiamo arrivare a far recepire alla Regione Molise la legge 162 e la 104, in modo che i due dispositivi vengano applicati a tutti gli effetti – ha proseguito Domenico Costantino – oggi l’assistenza transita attraverso le cooperative, ma questa normativa deve essere cambiata. Il disabile deve avere la facoltà di assumere l’operatore personale, che possa garantire la sua disponibilità, senza il limite delle fasce orarie».
In questo modo si può decidere da chi, come e quando farsi aiutare.
E’ importante inoltre svolgere iniziative di promozione e sensibilizzazione per meglio affrontare i problemi legati al raggiungimento di una vita indipendente, ricercare e diffondere nuove esperienze e opportunità anche per mezzo di strumenti e reti telematiche, giornale informativo e seminari. L’inserimento nel mondo del lavoro dei soggetti diversamente abili, l’attribuzione di un’equa pensione di anzianità, promuovere lo studio e la divulgazione di tutte le tecnologie che possano integrare e sostenere il raggiungimento della vita indipendente delle persone con disabilità sono altri scopi dell’associazione.
Attualmente il Movi è impegnato nella battaglia per la creazione di una spiaggia a misura dei disabili, insieme con l’Unione delle Famiglie. Il presidente dell’associazione ha ideato una bozza di un progetto adattato al tratto di arenile di libero accesso in corrispondenza del viadotto Foce dell’Angelo. Ora i componenti della realtà locale attendono una risposta, dopo un nuovo incontro svoltosi lo scorso 5 maggio con il consigliere Nico Tanassi e l’assessore comunale al Turismo Michelangelo Brienza.
Ma ci sono tante altre emergenze, e tante altre idee in ballo, affinché anche le persone portatrici di handicap possano vivere la città nel miglior modo possibile, senza barriere prima di tutto mentali e poi architettoniche. Per esempio, come aggiunge Domenico Costantino, «un obiettivo è fare in modo che i disabili escano dalla condizione di isolamento, e siano autonomi anche nel trasporto, attraverso la creazione di un servizio taxi».
E poi c’è il discorso importantissimo dell’inserimento nel mondo del lavoro, della possibilità di andare avanti negli studi, per un’integrazione a trecentosessanta gradi. E anche quello del piano di evacuazione della città, che rientra nella piaga delle barriere architettoniche e dell’assenza di vie di fuga che possano essere praticate dai portatori di handicap. Per eliminare tutte le difficoltà, le discriminazioni, tutti quei limiti che spesso si frappongono e cercare di attribuire alla parola “normalità” il significato meno astratto possibile.
(Pubblicato su Primonumero.it il 11/05/2005)

