Autoderminazione e libertà di scelta come filosofia di fondo sono alla base del Movimento per la Vita Indipendente (MO.V.I.), nato a Termoli in aprile del 2005, vi è la convinzione che la persona disabile abbia il pieno diritto di esprimere il proprio potenziale come qualsiasi altra persona “normodotata”.

Per questo l’associazione ha stilato un vero e proprio manifesto in cui sono elencati i suoi principi e i suoi obiettivi. «Le persone con disabilità», si legge, «chiedono allo Stato e alla società più attenzione e più conoscenza dei loro reali problemi. Non chiedono leggi speciali, ma che le leggi siano comprese e soprattutto finanziate, rispettate e fatte rispettare, cioè prevedano sanzioni».

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«I soci del MO.V.I. sono oggi circa quaranta tra fondatori, ordinari, amici, simpatizzanti e sostenitori», afferma il presidente Domenico Costantino. «I soci ordinari sono persone con disabilità accertata, a volte anche molto gravi, che possono contare sul sostegno di alcuni amici e professionisti che li aiutano a risolvere i problemi pratici e burocratici. Purtroppo però non possiamo ancora contare su volontari disposti ad operare a contatto diretto con le persone con disabilità». L’invito in questo caso è implicito, ma sul manifesto per la vita indipendente è dichiarato espressamente: «chi volesse darci una mano può mettersi in contatto con noi». Più chiaro di così non è possibile.

Secondo il Presidente del MO.V.I – Domenico Costantino - la filosofia di tale movimento è riconducibile a quanto evidenziato nella risoluzione di Strasburgo, dell’aprile del 1989, quando al Parlamento Europeo si è tenuta per 3 giorni una  Conferenza sull’assistenza personale per le persone disabili.

I disabili provenienti dagli Stati Uniti d’America e da altri 12 paesi europei tra cui l’Italia , hanno chiesto un’assistenza personale mirante a realizzare il diritto ad una vita indipendente.

“In virtù della loro esperienza”, hanno sostenuto che venga riconosciuto loro la possibilità di prendere l’iniziativa nella programmazione delle politiche che li coinvolgono direttamente, condannando la Segregazione e l’Istituzionalizzazione come una diretta violazione dei diritti umani.
Per questo hanno enunciato una serie di principi da rispettare, il 1° di essi sostiene:

“la disponibilità del servizio di assistenza personale è un diritto civile ed umano: questi servizi saranno rivolti a  persone con ogni genere di disabilità, di ogni età, sia sposate mutui sia residenti in famiglia”

Ma i principi enunciati e miranti alla vita indipendente sono ben 11 e costantemente in essi viene  reiterato il diritto all’assistenza personale come unica possibilità della persona disabile per poter partecipare a tutti gli aspetti della vita.

L’assistente personale è colui che ti aiuta anche a sbagliare perché ha compreso attraverso la conoscenza del disabile che quella è la strada per liberarlo dalla prigione della disabilità, che l’errore è il punto di partenza per trovare la possibile via d’uscita.

L’autonomia che è la capacità di decidere, si affina esercitandola, si costruisce giorno per giorno. Vita indipendente, vuol dire in primo luogo indipendenza dalla disabilità, che consente di concretizzare le proprie scelte e  di crescere scegliendo per sé, anche sbagliando, poiché la crescita è anche e soprattutto la capacità di modificare il proprio comportamento per evitare di ripetere errori.”

La vita indipendente come strumento tecnico si può riassumere nel poter scegliere

DA CHI farsi aiutare, QUANDO farsi aiutare, COME farsi aiutare, DOVE farsi aiutare.

Rinunciare anche ad uno solo di questi quattro principi vuol dire limitare la propria libertà, e cioè rinunciare a una parte o addirittura a tutta la propria vita, infatti vivere liberi è un diritto umano e civile fondamentale.”

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