MIRIAM MASSARI ci ha lasciato
Una bruttissima notizia. Miriam Massari ci ha lasciato. Più avanti scriverò di lei per quelli che non la conoscono. Basti dire che è stata una delle prime a fare in Italia cose importanti per la vita indipendente delle persone con disabilità. In questo momento oltre al dolore c’è l’indignazione per come sono stati trattati lei e il suo compagno nella fase finale della sua vita. Ecco, nelle parole di Piero:
Gentilissimo Direttore,
le scrivo per raccontarle gli ultimi due giorni di vita di Miriam Massari, mia moglie amata, giornalista che nel lontano 1989 mise in crisi le Ferrovie dello Stato e in imbarazzo l’allora ministro dei Trasporti on. Rosa Russo Jervolino viaggiando in un carro merci e costringendo le Ferrovie a pensare seriamente al trasporto delle persone come lei su sedia a ruote. Miriam, la donna che a Roma riuscì ad ottenere dal Comune il riconoscimento del diritto delle persone che non possono fare da sé a scegliersi l’assistente, per una vita indipendente. E tante altre battaglie, per sé e per gli altri.
Il 7 gennaio scorso Miriam è stata ricoverata in ospedale, al Sandro Pertini di Roma. Subito dopo il coma irreversibile, due giorni e si è liberata del suo corpo. E ci ha lasciati.
Entrata nel pronto soccorso con codice rosso Miriam è stata sottoposta a una terapia di routine, non essendoci altro da fare per lei, e tenuta con altri pazienti che dovevano essere curati, medicati, e con un flusso continuo di malati più o meno gravi. In quella stanza non è permesso ai familiari di stare vicino alla persona cara, anche se sta morendo.
In quei due giorni di “parcheggio” non c’era posto per lei in nessun reparto. Ho dovuto supplicare, piangere, diventare violento e volgare per starle vicino. Mia moglie stava morendo. Sempre, dopo pochi minuti, venivo allontanato con durezza e noncuranza di quello che ci stava accadendo.
In quei giorni io credo sia stato maciullato e sbranato il diritto di Miriam, mio e di chissà quanti altri, a essere vicini alla persona amata nel momento della morte.
Perché gestire un pronto soccorso in quel modo, dove pazienti, familiari e personale medico sono messi l’uno contro l’altro?
Ho voluto, dovuto scrivere queste righe perché Miriam non ha potuto combattere questa ultima battaglia. Penso che Miriam abbia fatto molto per la collettività e per questo «io sono incazzato nero». Glielo devo.
E voi?
Piero Pannaccio
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